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PERMESSO DI SOGGIORNO PER PROTEZIONE SPECIALE

Il permesso di soggiorno per protezione speciale è una forma di tutela introdotta nel 2020 per garantire la permanenza in Italia a chi non può ottenere lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria.Questa misura viene concessa quando, in caso di rientro nel proprio Paese d’origine, lo straniero correrebbe gravi rischi, come persecuzioni o trattamenti […]

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Il permesso di soggiorno per protezione speciale è una forma di tutela introdotta nel 2020 per garantire la permanenza in Italia a chi non può ottenere lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria.
Questa misura viene concessa quando, in caso di rientro nel proprio Paese d’origine, lo straniero correrebbe gravi rischi, come persecuzioni o trattamenti disumani, e tiene conto – nella normativa originaria – anche del livello di integrazione sociale e lavorativa e della presenza di legami familiari in Italia.

Con l’entrata in vigore del Decreto Legge n. 20/2023, noto come Decreto Cutro, la disciplina della protezione speciale ha subito importanti modifiche. In particolare, è stato eliminato il riferimento esplicito all’accertamento dell’integrazione socio-lavorativa e dei legami familiari, limitando anche le possibilità di convertire questo titolo in un altro tipo di permesso di soggiorno.


Requisiti attuali per ottenere la protezione speciale

La normativa vigente stabilisce che, nei casi in cui la Commissione Territoriale non accolga la domanda di protezione internazionale ma riscontri i presupposti di legge, gli atti vengano trasmessi al Questore per il rilascio di un permesso di soggiorno con dicitura “protezione speciale”.

Questo permesso:

  • ha una durata massima di due anni;
  • è rinnovabile, previo parere favorevole della Commissione territoriale;
  • consente al titolare di svolgere regolare attività lavorativa in Italia.

L’art. 19 del Testo Unico Immigrazione (TUI) individua come beneficiari della protezione speciale gli stranieri che si trovino in una delle seguenti situazioni:

  • rischio di persecuzione in caso di rientro nel Paese di origine per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali;
  • rischio di essere rinviati verso un altro Stato che non garantisca protezione contro persecuzioni o trattamenti disumani;
  • possibilità concreta di essere sottoposti a tortura o a trattamenti degradanti se rimpatriati.

Il nodo dei legami familiari e lavorativi dopo il Decreto Cutro

Il Decreto Cutro ha eliminato il riferimento diretto ai legami familiari e lavorativi del richiedente in Italia. Tuttavia, gli articoli 5 e 19 del Testo Unico Immigrazione ribadiscono l’obbligo per lo Stato di rispettare i trattati internazionali, tra cui la Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU).

L’art. 8 della CEDU tutela il diritto alla vita privata e familiare di ogni individuo.
Pertanto, se la Commissione Territoriale non dovesse tenere conto di questi aspetti e negasse la protezione speciale, sarebbe possibile impugnare la decisione davanti al Tribunale, richiamando la normativa internazionale.

Durante il procedimento giudiziario, il richiedente potrebbe ottenere un permesso di soggiorno temporaneo, che gli consentirebbe di restare legalmente in Italia in attesa della decisione definitiva.


Perché rivolgersi a un avvocato esperto in diritto dell’immigrazione

Data la complessità della materia e le frequenti modifiche normative, è fortemente consigliato rivolgersi a un avvocato esperto in diritto dell’immigrazione, in grado di valutare la situazione personale e suggerire la strategia più efficace per tutelare i diritti dello straniero.

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