Libretto postale cointestato: la Cassazione cambia tutto
Anche se un erede si oppone, Poste deve pagare il superstite Una nuova ordinanza della Corte di Cassazione (n. 28935/2025) rivoluziona la gestione dei libretti postali cointestati.Finora bastava che un solo erede del defunto facesse opposizione per bloccare tutto. Il superstite, spesso un coniuge o un figlio, restava senza soldi per mesi o anni.Ora la […]
Anche se un erede si oppone, Poste deve pagare il superstite
Una nuova ordinanza della Corte di Cassazione (n. 28935/2025) rivoluziona la gestione dei libretti postali cointestati.
Finora bastava che un solo erede del defunto facesse opposizione per bloccare tutto. Il superstite, spesso un coniuge o un figlio, restava senza soldi per mesi o anni.
Ora la Suprema Corte mette la parola fine: Poste deve pagare il superstite, anche se un erede si oppone.
Il caso che ha fatto discutere
Un uomo si presenta all’ufficio postale per ritirare la sua metà del libretto, cointestato con una persona poi deceduta.
Poste Italiane però rifiuta di pagare: un erede della defunta aveva inviato una “opposizione”, e l’ente – come da prassi – aveva subito bloccato tutto.
Per anni Poste ha sostenuto che l’opposizione di un singolo coerede bastasse a congelare i risparmi, richiamandosi a norme ormai superate (D.P.R. 156/1973 e D.P.R. 256/1989).
Una posizione che, in realtà, tutelava solo Poste, non i cittadini.
La Cassazione: le vecchie regole non valgono più
I giudici di legittimità hanno demolito questa tesi.
Il libretto, spiegano, va considerato un nuovo rapporto dal momento della sua sostituzione, nel caso del processo avvenuta nel 2003.
Da allora, si applica la normativa più recente sul risparmio postale, introdotta dal Decreto Ministeriale 6 giugno 2002, che non prevede più il potere di opposizione degli eredi.
Il risparmio postale, precisa la Cassazione, è oggi equiparato a un normale rapporto bancario:
“La clausola di pari facoltà di rimborso tutela l’intermediario, non gli eredi.”
🔍 Cosa significa in pratica
Da oggi, l’opposizione scritta di un erede non ha alcun valore.
Poste può rifiutare di pagare solo in un caso: se riceve un provvedimento del giudice che ordina il blocco o accerta che il superstite non ha diritto alle somme.
Una semplice lettera o diffida non è sufficiente.
La Cassazione richiama anche gli articoli 1295 e 1298 del Codice Civile: la morte di un cointestatario non cancella la solidarietà attiva.
In altre parole, il superstite mantiene pieno diritto a riscuotere la propria quota (e, se la clausola lo consente, anche quella del defunto), salvo poi regolare le quote con gli eredi nella successione.
Effetto liberatorio per Poste
Un punto chiave della decisione: una volta che Poste paga il superstite, il suo obbligo è estinto.
Non potrà essere chiamata a rispondere da eventuali eredi, perché il pagamento è considerato “liberatorio”.
La Corte ha inoltre richiamato la stessa logica già adottata per i buoni fruttiferi postali (sentenze n. 24639/2021 e n. 22577/2023): anche in quei casi la morte di un cointestatario non blocca il diritto del superstite.
In sintesi: cosa cambia per chi ha un libretto cointestato
- ✅ Poste deve pagare la quota al cointestatario superstite.
- 🚫 L’opposizione di un erede non ha più effetto.
- ⚖️ Solo un provvedimento del giudice può sospendere il pagamento.
- 💶 Il pagamento effettuato da Poste libera l’ente da ogni obbligo.
- 👪 I rapporti tra superstite ed eredi si regolano solo nella successione.
Cosa fare se le Poste rifiutano di pagare
Se, nonostante questa pronuncia, l’ufficio postale si rifiuta di liquidare la quota al superstite, è possibile diffidare formalmente Poste Italiane, richiamando l’ordinanza della Cassazione n. 28935/2025.
In caso di ulteriore diniego, si può ricorrere al Giudice di Pace o al Tribunale, secondo la somma in contestazione.
📌 Conclusione
Con questa decisione, la Corte di Cassazione tutela finalmente i risparmiatori e mette fine a una prassi ingiusta che bloccava i libretti postali per anni.
Da oggi chi resta in vita non deve più attendere il consenso degli eredi: Poste è obbligata a pagare.
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