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Stress da lavoro e diritto all’indennizzo: la Corte Costituzionale amplia la tutela dei lavoratori

Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha introdotto una svolta significativa nella tutela della salute dei lavoratori.Il Giudice delle leggi ha infatti stabilito che il lavoratore vittima di stress lavorativo ha diritto a un indennizzo, anche in assenza di condotte vessatorie o persecutorie riconducibili al datore di lavoro. A confermare questo orientamento è arrivata anche […]

Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha introdotto una svolta significativa nella tutela della salute dei lavoratori.
Il Giudice delle leggi ha infatti stabilito che il lavoratore vittima di stress lavorativo ha diritto a un indennizzo, anche in assenza di condotte vessatorie o persecutorie riconducibili al datore di lavoro.

A confermare questo orientamento è arrivata anche la sentenza n. 337/2025 del Tribunale di Reggio Emilia, che ha riconosciuto l’indennizzo a un lavoratore sottoposto a un ambiente di lavoro fortemente stressante e tossico.

🔹 Lo stress lavorativo come danno alla salute

Secondo la Corte, lo stress lavoro-correlato rientra pienamente tra le malattie professionali tutelate dall’ordinamento.
Quando l’ambiente di lavoro, i carichi eccessivi, la mancanza di pause o il clima aziendale determinano una compromissione della salute psicofisica del dipendente, si configura un danno indennizzabile.

Non si parla quindi solo di disagio temporaneo, ma di un vero e proprio danno alla salute, con effetti riconosciuti e misurabili.

🔹 L’indennizzo INAIL: come funziona

La grande novità riguarda il riconoscimento che l’indennizzo spetta direttamente da parte dell’INAIL.
Per ottenerlo, non è necessario dimostrare il mobbing o provare che il datore di lavoro abbia agito con intenzioni persecutorie.

L’unico elemento necessario è che la malattia o il disturbo siano causati dalle condizioni di lavoro.
Basta la perizia del consulente tecnico d’ufficio (CTU) a confermare il nesso tra stress e attività lavorativa per ottenere la tutela economica prevista.

Si tratta quindi di una semplificazione probatoria importante, che elimina la difficoltà – spesso insormontabile – di provare l’intento del datore di lavoro, concentrandosi invece sul fatto oggettivo della malattia professionale.

🔹 Un passo avanti nella tutela del lavoratore

Questa evoluzione giurisprudenziale riconosce che il benessere psicologico è parte integrante del diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
L’ambiente di lavoro deve essere sicuro non solo fisicamente ma anche mentalmente, e il datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure preventive idonee a evitare condizioni di stress cronico.

In caso contrario, il lavoratore che sviluppi una patologia legata al clima aziendale può ottenere un indennizzo dall’INAIL, a prescindere dall’intento o dalla colpa del datore.

🔹 Conclusione

La recente giurisprudenza apre un capitolo importante nel diritto del lavoro: lo stress non è più solo un disagio personale, ma un rischio professionale tutelato.
Chi subisce un danno alla salute a causa di ambiente tossico, carichi eccessivi o pressioni costanti può ottenere una tutela concreta e immediata.

Per chi ritiene di trovarsi in una situazione simile, è fondamentale raccogliere la documentazione medica, segnalare le criticità e rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto del lavoro per la corretta valutazione del caso.