Due Case per i Figli di Separati: Bigenitorialità o Doppia Fragilità?
di Avv. Antonia Battista – Studio Legale Saltelli Cosa accadrebbe se, dopo una separazione, i figli potessero avere due case, due punti di riferimento, due cuori genitoriali invece di una sola “residenza abituale”? È la domanda – e insieme la sfida – posta dal nuovo disegno di legge sulla bigenitorialità, attualmente in discussione in Commissione […]
di Avv. Antonia Battista – Studio Legale Saltelli
Cosa accadrebbe se, dopo una separazione, i figli potessero avere due case, due punti di riferimento, due cuori genitoriali invece di una sola “residenza abituale”? È la domanda – e insieme la sfida – posta dal nuovo disegno di legge sulla bigenitorialità, attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato.
Cosa prevede il DDL sulla Bigenitorialità
Il provvedimento, promosso dal senatore Alberto Balboni (FdI), mira a riformare l’affido condiviso previsto dalla legge n. 54/2006, sostituendo il concetto di “residenza abituale del minore” con quello di doppio domicilio: uno presso il padre, uno presso la madre.
Non si parla di duplicare la residenza anagrafica, che resterà una sola per motivi pratici, ma di riconoscere giuridicamente la permanenza paritaria del minore in entrambe le case. Questo significa che il figlio potrà vivere metà del tempo con un genitore e metà con l’altro, in modo stabile e riconosciuto.
Inoltre, il DDL introduce:
- L’obbligo di un primo incontro gratuito di mediazione familiare, anche su richiesta di uno solo dei genitori, prima di avviare un contenzioso.
- La possibilità di sostituire l’assegno di mantenimento con il “mantenimento diretto”: ogni genitore sarà responsabile delle spese del figlio durante i periodi di convivenza.
Un cambio di paradigma… o un rischio per i minori?
Il principio alla base di questa proposta è attuare concretamente la bigenitorialità, sancita dalla giurisprudenza di Cassazione come diritto fondamentale del figlio a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.
Ma non mancano le critiche. Marina Terragni, Garante per l’Infanzia, ha espresso forti riserve: «Questo disegno di legge sembra tutelare più i diritti dei genitori che quelli dei figli. Il rischio è quello di imporre al minore due vite parallele, con discontinuità affettiva e logistica, specie nei primi anni di vita».
E come non comprendere queste perplessità? Ogni avvocato che si occupa di diritto di famiglia – e ogni madre o padre – sa quanto sia delicato l’equilibrio emotivo di un bambino che affronta la separazione dei genitori. Non bastano due letti, due zaini, due frigoriferi per garantirgli un senso di stabilità e continuità affettiva.
Affidamento condiviso: da principio a realtà
La legge sull’affido condiviso è nata proprio per evitare che un genitore diventasse “genitore del fine settimana”. Ma nella pratica quotidiana, quante volte ci troviamo ancora di fronte a situazioni in cui il tempo con uno dei due genitori è ridotto a brevi e frammentati momenti?
Questo disegno di legge tenta di correggere queste storture, ma lo fa con uno strumento potente e delicato, che potrebbe non essere adatto a tutte le situazioni familiari. Ogni famiglia è un universo a sé, e ogni bambino ha bisogni diversi: alcuni possono trovare conforto nella stabilità di una casa principale, altri possono trarre beneficio da una vera alternanza.
Il vero interesse del minore è la sua serenità
Nel mio lavoro quotidiano come avvocato familiarista, non mi stanco mai di ripetere che il centro di ogni decisione deve essere il benessere del figlio. Non una parità “simmetrica” tra i genitori, ma un equilibrio affettivo, psicologico, relazionale.
Ciò che serve davvero è una giustizia che ascolti i bambini, che tenga conto della loro età, del loro vissuto, del loro bisogno di continuità. E che offra a madri e padri strumenti reali per cooperare, non solo modelli astratti di parità.
Uno strumento in più, non una regola rigida
La proposta Balboni non è da demonizzare, ma da contestualizzare. Può essere un’opportunità nei casi in cui i genitori collaborano attivamente, vivono in prossimità e sono capaci di comunicare in modo sereno. Ma non può diventare la regola automatica, imposta anche nei contesti di conflitto o squilibrio genitoriale.
Il diritto di ogni bambino è vivere in un mondo semplice, chiaro, rassicurante, non trascinarsi tra case, agende, scadenze e valigie.
Conclusione
Questo disegno di legge ci invita a riflettere. Come operatori del diritto, come genitori, come società. Vogliamo davvero il bene dei figli? Allora partiamo da loro, non dai nostri ideali. Costruiamo percorsi personalizzati, flessibili, fondati sulla collaborazione e sulla mediazione.
Avv.Antonia Battista
