← Editoriale

Papà non è un weekend: la verità sull’affido condiviso e la bigenitorialità in Italia

Ogni anno in Italia circa 80.000 famiglie affrontano una separazione. Nel 90% dei casi il giudice dispone l’affido condiviso, ma troppo spesso si tratta di una bigenitorialità solo sulla carta. Dietro le parole “affido condiviso” si nasconde, per molti genitori — soprattutto padri — una realtà fatta di assenze forzate, orari ridotti e contatti limitati […]

Ogni anno in Italia circa 80.000 famiglie affrontano una separazione.

Nel 90% dei casi il giudice dispone l’affido condiviso, ma troppo spesso si tratta di una bigenitorialità solo sulla carta.

Dietro le parole “affido condiviso” si nasconde, per molti genitori — soprattutto padri — una realtà fatta di assenze forzate, orari ridotti e contatti limitati con i figli.

Parlare di diritto alla bigenitorialità significa oggi chiedersi: la legge tutela davvero il legame tra padre, madre e figli dopo la separazione?

Cosa prevede la legge sull’affido condiviso

La legge 54/2006 ha introdotto in Italia l’affido condiviso, stabilendo che i figli devono mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.

Questo principio mira a garantire il benessere del minore e la partecipazione congiunta di madre e padre alle scelte educative, scolastiche e sanitarie.

In teoria, dunque, l’affido condiviso dovrebbe essere sinonimo di parità genitoriale, collaborazione e responsabilità comune.

I dati che raccontano un’altra storia

Nella pratica, tuttavia, la situazione è molto diversa:

  • nel 70-75% dei casi i figli vengono collocati prevalentemente presso la madre;
  • i padri trascorrono con i figli in media il 20% del tempo;
  • nel 94% dei casi il contributo economico grava sul padre.

Si parla così di “affido condiviso solo formale”, perché pur mantenendo il titolo giuridico di genitore, molti padri diventano figure marginali, presenti solo nei weekend o in occasioni programmate.

Il vero problema: l’applicazione della legge

La legge sull’affido condiviso non è sbagliata: è applicata male.

Spesso mancano strumenti concreti per renderla effettiva:

  • orari di lavoro flessibili per conciliare tempi di cura;
  • monitoraggio sull’effettivo rispetto dei tempi di permanenza;
  • supporto psicologico e mediazione familiare nei casi di alta conflittualità.

Quando questi elementi mancano, la bigenitorialità si svuota di significato.

Il bambino cresce in un solo contesto di riferimento, e l’altro genitore diventa un visitatore affettivo.

I figli non sono “giorni da dividere”

Un figlio non è un calendario da spartire.

Il tempo genitoriale non può ridursi a un weekend alterno o a un assegno mensile.

Essere genitori significa esserci, non solo “vedersi”.

Il vero affido condiviso è quello che garantisce al bambino due presenze stabili, due affetti complementari, due punti di vista sulla vita.

Non una finta parità fatta di orari e firme, ma una presenza autentica e quotidiana.

Conclusione

Rendere reale la bigenitorialità significa:

  • promuovere una cultura del rispetto reciproco,
  • applicare le norme con equilibrio,
  • ricordare che al centro non ci sono i genitori, ma i figli.

Solo così l’affido condiviso potrà essere una scelta di equità, non un’illusione statistica.